Alcune storie di famiglie e persone che erano a Milano nei primi mesi del dopoguerra e hanno frequentato via Unione 5 o il circolo dei soldati ebrei palestinesi di via Cantù

I fratelli Szulc [Testimonianza di Eugenio, gnero di Shlomo Szulc]

I fratelli Szulc, Shlomo e Leo, originari di Zduńska Wola in Polonia vennero deportati ad Auschwitz.

 

Dopo la liberazione Shlomo e altri quattro sopravvissuti si impadronirono della Mercedes di un civile tedesco e si diressero a Ovest verso le truppe anglo americane. Vennero fermati ad un posto di blocco americano, arrestati e portati davanti ad un ufficiale. Era il generale Eisenhower . Questi, ascoltata la loro storia fece preparare un permesso che consentì alla loro auto di circolare liberamente in tutta Europa.

Shlomo e gli altri quattro, ancora con l’uniforme a righe di prigionieri giunsero a Milano e parcheggiarono la Mercedes sul sagrato del Duomo. Alla gente che voleva aiutarli fecero capire che avevano fame e disegnarono delle forme circolari per chiedere patate. Gli italiani portarono loro dozzine di uova che per alcuni giorni furono il loro unico sostentamento.

I soldati delle compagnie ebraiche vennero a conoscenza della loro presenza, li portarono in via Unione, li rifocillarono. La Mercedes venne sequestrata insieme al permesso di circolazione firmato da Eisenhower e la utilizzarono per anni per portare sopravvissuti dall’Austria all’Italia.

Shlomo a Milano venne a sapere che suo fratello Leo era sopravvissuto e si trovava ancora nell’Europa dell’Est e si diede da fare finché non riuscì a portarlo a Milano.

Shlomo sposò poi Pessa Glika Opatowska, anche ella reduce da Auschwitz mentre Leo sposò Clara Meisner. Entrambi vissero a Milano dove ebbero figli e nipoti e furono tra i fondatori del Beth Shlomo.

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